La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza. (Totò)

E poi c’è Skande che, dopo avere letto l’articolo di Elle “Le coppie felici non postano i dettagli della loro relazione sui social network […]” , si chiede “I professionisti felici lo dicono sui social?” .

Io non lo so dove stia la verità e tantomeno la felicità.
Propendo per la teoria di Totò quando parla di attimi di dimenticanza dai problemi.
Indegnamente aggiungerei, attimi in cui siamo talmente certi di essere felici che non ci importa niente l’approvazione degli altri.

Ho la sensazione che quando andiamo a “certificare” le nostre soddisfazioni sui social network, lo facciamo perchè siamo ancora alla ricerca di quel qualcosa che ci soddisfi fino in fondo.

Se, come professionista, decido di ostentare un traguardo appena raggiunto, probabilmente lo sto facendo perchè il mio desiderio più profondo è il traguardo successivo.
E, forse, facciamo la stessa cosa anche con i traguardi personali: se stiamo inseguendo l’obiettivo di essere un bravo genitore o un certo tipo di persona, decidiamo di ostentare tutti quegli attimi di vita che, visti dall’esterno, riconducano allo stereotipo che abbiamo in mente.

Ritornando a Totò, la felicità rimane sempre un attimo di dimenticanza ed è illogico se non autolesionistico, ancor prima che utopico, aspirare ad essere sempre felici: basti pensare al sapore di felicità che si avverte quando si trova la soluzione a un problema.

Equilibrio credo che sia la parola cardine.
Equilibrio tra gli eccessi di narcisismo e gli eccessi di abnegazione.
Equilibrio tra lo stare perennemente alla finestra come cecchini per colpire il primo disgraziato che commette un errore e l’approvazione beota a tutto e tutti perchè siamo persone timorate di Dio laddove, Dio è il branco.

L’equilibrio che serve a comprendere che ci sono momenti di vita personale e professionale che, custoditi gelosamente nello scrigno del proprio animo, saranno come oggetti pregiati e ricercati, destinati ad essere condivisi con quei sempre pochi ma buoni che fanno la differenza nella vita di ognuno di noi.

L’idea di essere tra quei pochi ma buoni che condivide la felicità di poche persone mi delizia quanto l’idea di chiamare, nel cuore della notte, quei pochi ma buoni con cui condividere un attimo di felciità.

Saremo professionisti in viaggio verso i nostri obiettivi il giorno in cui ci parleremo meno addosso lasciando che siano i nostri clienti a parlare di noi.

Vendersi come indivuidui perfetti, positivi, solari, forti, determinati, qualificati in tutto, bravi a fare tutto e mai in difetto è la colossale bugia che raccontiamo a noi stessi per meglio raccontarla agli altri.

E ricordiamoci di non accanirci contro i social media o contro chi pubblica post autoreferenziali: i primi non sono responsabili dell’utilizzo che facciamo delle loro piattaforme e i secondi, il più delle volte, sono semplicemente fatti così sia dentro che fuori dai social: abbiamo la libertà di impostare il profilo scegliendo di seguire solo le persone che ci piacciono e le pagine che portano valore nella nostra vita.

Chiudo con un video estratto dal progetto #CAMBIOARIA, ideato e realizzato con e per lo studio di registrazione Acid Classic di Bologna.
“La felicità è uno stato d’animo o uno stato di facebook?”

 

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